di pAMELA DEL MORO
Francesca Orlandi
In memoria di una lince che lottava contro il cancro. Una donna, un'amica, un'ispirazione di vita.
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Divano, copertina, filmetto.
Scena di una sera come tante, quasi pronta per andare a letto.
Do’ un’ultima sbirciata in rete domani ho molto da scrivere e preparare.
Un colpo al cuore, sgomento, orrore.
Lacrime di rabbia, nausea. Freddo e silenzio.
OLBIA SALUTA FRANCESCA ORLANDI
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Di lei non te l’aspetti che un giorno possa cedere e salutarti, ti aspetti che un giorno o l’altro te la ritrovi, seduta al bar a ridere, parlare, raccontarsi.
L’hanno chiamata Leonessa, ma per me resta sempre la piccola lince scatenata che camminava ballando.
Dolce, graffiante, forte e fragile.
Un metro e un cecio, tutto pepe e voglia di vivere.
La conobbi che aveva appena vinto la prima battaglia.
Ci prendemmo, ci legammo e poi ci siamo perse.
Io diretta verso i miei sogni, lei in equilibrio tra sogni e realtà.
Ci siamo ritrovate poco tempo fa, lottava ancora, sempre in equilibrio tra terra e cielo, ma scriveva “riparto venerdì, devo ancora vedere e fare il mondo…”
Nulla la fermava.
Per questo vivevo con l’idea che presto o tardi ci saremmo ritrovate di nuovo, in un bar a parlare di noi, delle nostre bambinate, dei giorni vissuti e di quanti danni potevamo fare ancora.
Di lei potevi dire tutto, potevi aspettarti di tutto mentre aspettavi che tornasse da un suo viaggio.
Ma mai che se ne sarebbe andata, che il suo corpo avrebbe ceduto.
Francesca non è stata “solo” una persona che ha fatto parte della mia vita.
Non è stata una donna con cui sono sempre andata d’accordo.
Ci sono stati screzi e momenti di rabbia;
momenti in cui le avrei tirato il collo con le mie mani.
Ma era anche un’ispirazione.
Era una donna che ha lottato contro i tumori e le delusioni della vita con il suo miglior sorriso e il suo carisma.
Non era una che te le mandava a dire ed era una donna che faceva quello che voleva.
Era un vulcano sempre attivo, inarrestabile, nonostante la sofferenza.
Tre giorni prima della sua morte mettevo la firma su uno dei miei traguardi più importanti,
(di cui parlerò più avanti),
a cui ho dedicato anni, lacrime e sacrifici per poterlo raggiungere, come volevo io, e la sua scomparsa mi ha portato ad aver bisogno di fare un po’ di introspezione.
Chiudermi al mondo e guardarmi dentro.
on sono domande semplici, a cui dare una risposta che possa andar bene per tutti.
Siamo per natura diversi e complessi e ognuno di noi ha fragilità e paure diverse con cui combattere.
Chi come lei lotta per la vita, combatte con emozioni e desideri più forti di chiunque altro.
Qualsiasi altro obiettivo diventa futile di fronte alla fine della propria esistenza e si fa qualunque cosa per non arrendersi alla fine.
Forse è proprio questo il segreto?
Capire quanto quel sogno o quel desiderio sia forte quanto la vita stessa?
Prima di andarsene, Francesca scrisse.
“i sogni da bambina vanno realizzati da grande, se no che cresci a fare?”
Pensando a lei e al percorso da tsunami inarrestabile, mi viene da pensare che forse, il segreto è semplicemente vivere pensando che al possibile non c’è mai fine e, come per il cancro, che cerca di fermarti ad ogni costo, lasciare chi fa di tutto per abbatterti, morire lentamente mentre tu vivi.
Addio lince scatenata, va dove ti porta l’anima, io, come sempre, ti aspetto al bar.
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